NOTIZIE : Orçe vincitore al Film festival della Lessinia

Si è concluso Il XIV Film Festival della Lessinia edizione 2008 che ha visto premiato il film Orçe di Diego Carli (leggi la scheda qui) per la sezione Monti Lessini.
La giuria internazionale era composta da Fabio Chioccetti presidente dell’Istitut Cultural Ladin Majon di Fascegn”, Hans-Jürgen Paniz produttore e regista della Omega Film di Monaco di baviera, Gianluigi Quarti regista della TSI – Televisione Svizzera di Lingua Italiana, Ana-Felicia Scutelnicu regista presso la Deutsche Film und Fernsehakademie Berlin e Mirella Vescovi Tenderini Scrittrice.
Il Premio Speciale della Comunità Montana della Lessinia alla migliore opera riguardante i Monti Lessini Veronesi è andato quindi a ORÇE (Orco) di Diego Carli con la seguente motivazione: “Film a soggetto che riprende in chiave moderna un’antica leggenda della Lessinia. L’opera è sorretta da una buona recitazione e strutturata in modo efficace sfruttando appieno la tecnica cinematografica.”
E’ sicuramente inconsueto che un festival non di genere e per giunta dedicato alla montagna premi un film del terrore, anche se ambientato tra i paesaggi montani, ciò dimostra come alcuni festival affrontino con coraggio e lungimiranza proposte alternative alla pura e semplice selezione documentaristica che comunque la fa da padrone in questo tipo di rassegne.

Entra così prepotentemente la fiction in queste roccaforti della pellicola descrittiva e si ritaglia uno spazio importante per il futuro del cinema dedicato alla montagna. Orçe ha rispettato appieno il suo ruolo destabilizzante durante le proiezioni: non sono mancate reazioni e polemiche, critiche e curiosità sia da parte degli addetti ai lavori che da quella di un pubblico non proprio avvezzo a frequentare sale con programmazioni horror, ma ciò ha giocato a favore del film visto che alla serata di proiezione dei film vincitori, il pubblico è accorso numeroso per vedere questa “anomalia” di sorta. Molto apprezzato invece da parte di esperti linguistici e di minoranze etniche, la parte in lingua cimbra definita da tutti ben curata ed efficace per la narrazione. Infine è stata definita coraggiosa e vincente la formula di abbinare in qualche modo cultura e sangue, paesaggio e morte in un vincolo inusuale e apparentemente discordante ma che non crea quel distacco dello spettatore dalla vicenda ma anzi, lo fa sentire parte integrante, quasi fosse reale questa intromissione del fantastico nella vita di tutti i giorni. Una frase captata all’uscita del cinema da parte di uno spettatore diceva così: “da ora in poi non andrò più in montagna con lo stesso spirito”.
Complimenti a Diego ed all’intera troupe, Orce merita veramente molta visibilità. A quando il prossimo film
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