Abbiamo già avuto modo di apprezzare tra queste pagine il regista romano Davide Melini con il corto “The Puzzle“. Con alle spalle un certo numero di lavori e di importanti collaborazioni (“La Terza Madre” di Dario Argento, giusto per citarne una), eccolo tornare su IndieHorror con un’intervista che ci rivela interessanti retroscena ed anticipazioni sui futuri lavori del giovane regista.

1. Davide, partirei dalle origini. Da dove nasce la tua passione per la regia?
Ho avuto modo di frequentare i set cinematografici fin da piccolo e devo dire che è un mondo che mi ha sempre affascinato. All’etá di 21 anni decisi di scrivere la mia prima sceneggiatura (‘Le Pareti del Subconscio’) e per farlo ho avuto bisogno di apprendere e studiare molte cose. Quando scrivo una storia, mi immedesimo talmente tanto in essa che la vedo interamente per immagini. Agli inizi, la cosa che mi risultò più difficile fu quella di mettere in pratica ciò che pensavo.

2. Parlando di fonti di ispirazione, dimmi 3 film horror che preferisci, di getto.
‘Psycho’ di Alfred Hitchcock, ‘Jaws’ di Steven Spielberg e ‘Halloween’ di John Carpenter.

3. Hai una certa cultura anche in fatto di cortometraggi, sia di “grandi” che di esordienti?
Certamente. Sono interessato a tutto quello che riguarda il mondo del cinema e devo dire che ci sono molte persone nel mondo del cortometraggio che non hanno niente da invidiare a chi esercita questa professione.

4. Dov’è nato ‘The Puzzle’?
Ad Aprile dovevo presentare il progetto di un film al Ministero dei Beni Culturali di Roma e, dato che la mia ultima opera realizzata risaliva a due anni prima (‘La Sceneggiatura’), ho sentito la necessità di fare qualcosa di più recente. Decisi così di girare un nuovo cortometraggio: cominciai a scrivere vari soggetti, ma finivo sempre per non essere soddisfatto. Quando scrivo qualcosa sforzandomi, non riesco mai a concludere niente di buono! Deluso e con il morale a terra, decisi di prendere una pausa. E fu proprio durante questo break che mi venne l’idea: trovato, casualmente, una scatola di un puzzle, cominciai a fissarmi sull’immagine raffigurata e cominciai ad immaginare, immaginare ed immaginare. Purtroppo non so spiegare il motivo per cui, ogni volta che immagino, le storie che escono vanno sempre sul nero…

5. Ci daresti dei dettagli tecnici ? Quante telecamere hai usato? Di che tipo e che ‘effetti’ hai usato ? (elaborazioni al computer, montaggio particolare, cose così).
Preparai due “shooting list”: una per la troupe e l’altra per il montatore, visto che avevamo tutta la post-produzione sul set. La prima “shooting list” era la classica, cioè inquadratura per inquadratura, mentre nella seconda c’era scritto come il film doveva essere montato. Utilizzammo una telecamera HD con due schede di memoria, in modo tale che quando la prima scheda era piena, veniva subito data al montatore, che la scaricava nel suo computer. Così, mentre la troupe continuava a girare con la seconda scheda, il montatore (Biktor Kero) poteva cominciare il suo lavoro, limitandosi a seguire la sua personale “shooting list”. Riuscimmo, in tal modo, a girare tutto il cortometraggio in una sola notte e in quattro lingue differenti. Il montaggio durò tre giorni: la cosa più difficile era ricostruire il puzzle in 3D, ma Biktor si è dimostrato davvero superlativo.

6. Si rumoreggia che ‘The Puzzle’ sia la prima parte di una trilogia… Sarà ‘The Puzzle 2′ la tua prossima opera?
Vedremo con il tempo. Posso confermare che, pur avendo già scritto una bozza per il secondo capitolo di ‘The Puzzle’, sicuramente non sarà il mio prossimo lavoro.

7. Per ora in Italia questo cortometraggio ha avuto un buonissimo successo, marcato anche dal fatto che sei arrivato per cinque volte alle finali dei festival. In Spagna che ne pensano?
Direi che anche qui sta andando piuttosto bene: proprio ieri, infatti, mi è stato comunicato che il corto è stato selezionato per la finale di uno dei festival horror più importanti di Málaga, chiamato “Fancine”.

8. E’ inevitabile parlare dell’esperienza de ‘La Terza Madre’…
Una buona esperienza senza dubbio: Argento è l’unico italiano che ancora riesce a fare film horror. Ricordo la scena dove un uomo sale sul tetto di un’automobile e comincia a colpirla violentemente con una mazza. Mentre stavamo girando, un turista mi si avvicinò e, guardando la scena allibito, mi domandò con un filo di voce: “Why?”. Fu molto comico vedere la sua espressione scandalizzata.

9. Se avessi a disposizione tanto budget e un cast stellare, che film ne verrebbe fuori?
Non lo so, perché ancora non ho avuto questa occasione, però ritengo che tutto il lavoro che c’è in un film vero debba esserci anche in un piccolo cortometraggio. Quindi posso rispondere con certezza assoluta che, in un modo o nell’altro, il mio impegno sarà quello di dare il massimo.

10. Da dove verrà il futuro dell’horror secondo te ? Il cinema orientale si è già esaurito?
Il cinema orientale ha cose buone ed altre meno buone. La cosa fondamentale, però, è che lì non chiudono la porta ad un film solo perché è horror. Penso che per quanto ci riguarda, il discorso è molto più complesso ed è sempre più difficile riuscire a trovare finanziamenti per questo tipo di film. Io comunque sono ottimista e non perderò mai la speranza…