venerdì, set 03, 2010
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Intervista corale per la presentazione de LA CASA DAL GIARDINO DI PIETRA (CRISTOPHARO, GRECO, RADICE, GIORDANI, OMAGGIO)

Ancora in fase embrionale il nuovo progetto italiano LA CASA DAL GIARDINO DI PIETRA, vede riunirsi sei registi (Federico Greco, Domiziano Cristopharo, Luciano Melchionna, Alessandro Giordani, Alessio De Leonardis, Roberto Palma) per altrettanti episodi in cui la casa diventa un luogo dove ancestrali paure si raccolgono ed echi di urla disperate rendono gelidi i corridoi senza fine. In controtendensa lasciamo la presentazione del lavoro alle parole dei registi Giordani, Cristopharo, Greco e degli attori Giovanni Lombardo Radice (Cannibal Ferox, Il nascondiglio, Omen 666) e Maria Rosaria Omaggio (Roma a mano armata, Giocare d’azzardo), per poi pubblicare uno speciale approfondito sui singoli episodi.

 Partiamo dall’idea di base: “La casa dal giardino di pietra” è un film diviso in sei episodi, diretti da altrettanti registi; cosa vi ha spinto ad unire le forze per realizzare un progetto del genere?
A.Giordani:
Penso che uno dei segni distintivi del vero cinema indipendente sia proprio quello di “unire le forze”. Purtroppo in Italia, essendo ormai sparito il cinema indipendente, si è perso anche questo importante valore di collaborazione per una giusta causa. In questo caso è stato più che altro un intento di ribellione a unirci verso un cinema nostrano di cassetta che non offre più nulla di nuovo e, allo stesso tempo, verso un movimento indipendente che si è chiuso in se stesso sancendo la morte di una presenza “forte” all’interno del cinema italiano.D.Cristopharo: l’idea è venuta a me e ad alessandro giordani durante un pranzo… doveva partire come un trash horror tra amici a bassissimo costo… ma poi ci siamo detti: “conosciamo tantissima gente in gamba, perché non farne uscire fuori qualcosa di piu serio?”

F.Greco: E’ da molto che rifletto sull’ipotesi di un film a episodi come quello dei “tempi eroici” in cui il cinema italiano di genere veniva esportato all’estero molto più di oggi. E quando Domiziano mi ha proposto la cosa ho pensato che si trattava di una sfida niente male.

La scelta dei nomi che avrebbero dovuto dedicarsi ad ogni singolo segmento del film è partita da uno di voi che ha riunito il gruppo oppure è stato una congiunzione “astrale” a raccogliervi intorno alla stesso pianeta?
A.Giordani:
In parte è stata la congiunzione astrale a unirci, ovvero una serie di eventi che naturalmente ci ha avvicinato l’un l’altro. Ovviamente ci vuole anche fiuto a coinvolgere le persone giuste e questo Domiziano Cristopharo ne ha da vendere… effettivamente è lui che poi alla fine ha unito i pezzi.

D.Cristopharo: La combinazione dei nomi è stata astralmente favorevole… eravamo tutti in connessione al momento giusto!

A tal proposito, vi state ripartendo equamente i compiti oppure uno di voi ha afferrato le redini, centralizzando lavoro ed idee?
A.Giordani:
Molta libertà è lasciata ai singoli, soprattutto ora che stiamo in fase di ricerca di fondi, ma un film non si può basare sull’iniziativa personale: serve comunque una guida, e anche qui Domiziano Cristopharo è il protagonista

D.Cristopharo: Ogniuno di noi sta apportando il suo contributo al progetto, ma diciamo che io e giordani come parte produttiva tendiamo a mantenere una supervisione…

La presenza di Giovanni Lombardo Radice, Gian Marco Tognazzi, Valentina Lodovini e Giorgio Colangeli assicura un cast dalle solide spalle capace di fare la differenza. Visto che ognuno di loro dovrà presentarsi sotto luci diverse (in base al taglio che impartisce ogni singolo regista al proprio episodio), avete scelto gli attori fidandovi delle loro esperienze passate? Avendo un cast unico per tutti e sei le parti penso sia stato difficile associare un viso ad una parte (data l’intrinseca diversità), e l’unico metodo era puntare tutto sulla versatilità.
A.Giordani:
In parte la scelta degli attori è stata fatta dai singoli registi, in parte invece funzionerà come gli scambi delle figurine: abbiamo voluto prima di tutto coinvolgere attori veramente interessati al progetto e alla sua causa, tralasciando il ruolo, in seconda battuta si deciderà insieme la parte.

D.Cristopharo: no no il cast TECNICO sarà lo stesso per tutti e 6 i registi così come la location…
Ma il cast ARTISTICO cioè gli attori no. Ogni regista ha il compito di portare dalla parte dell’horror un attore di qualità, quindi ogniuno di noi avrà un attore differente.

F.Greco: La scelta di Fausto Sciarappa è stata d’obbligo per vari motivi: primo perché ho già lavorato con lui ne Il mistero di Lovecraft ed è andata benissimo. E’ un attore molto rigoroso e concentrato, con un carisma naturale e una bella voce. In più assomiglia al personaggio che interpreta nel mio episodio, anzi, diciamo che l’ho scritto pensando a lui. Il fatto poi che abbia lavorato ne La ragazza del lago accanto a Servillo, con Ron Howard (Il codice Da Vinci) e nella versione televisiva di Romanzo criminale, come regista mi dà una sicurezza in più. Di cui non c’era neppure bisogno.
Eleonora Bolla è un giovanissima attrice, che ho scoperto nell’ultimo corto di Michele Pastrello, 32. E’ perfetta per la parte perché ha una fisicità immediata e un volto con un’ottima resa sullo schermo. E’ molto preparata nonostante l’età e soprattutto molto molto motivata. Anche in questo caso ho scritto la parte su di lei.
Per quanto riguarda Gianmarco Tognazzi: l’ho conosciuto in un paio di occasioni qualche anno fa e l’ho subito trovato molto simpatico. La sua bravura è indiscussa e nonostante non abbia scritto la parte pensando immediatamente a lui, quando l’idea di proporgli il film mi è passata per la testa ho percepito la classica sensazione del cerchio che si chiude. Con un cast del genere il film è in cassaforte.
Pensare solo alle esperienze passate di un attore significa scegliere ad occhi chiusi senza ragionare sul personaggio: è un errore molto comune. Gianmarco per esempio mi sembra estremamente adatto alla parte perché è capace di esprimere al contempo la sua parte scura e quella brillante. Non solo perché avendolo visto spesso, a cinema e a teatro, sono convinto che sia strordinariamente bravo.

Il giardino di pietra evoca una cupa e fredda immagine, annientando il cromatismo acceso del verde (associato al comune giardino) ed affogando in un glaciale grigio. Quali sono le atmosfere ed i “toni” che state cesellando intorno alle diverse storie?
A.Giordani:
In generale i toni saranno cupi, ma credo che ogni regista darà una tinta diversa a ogni episodio, una gradazione diversa di grigio

D.Cristopharo: ogni regista è autore della sua storia. La mia, scritta assieme ad elio mancuso, affronta proprio la superflua vivace arroganza della cultura occidentale, che si stempera nell’essenziale e delicata cultura orientale.
La donna protagonista del mio episodio (di cui per ora non posso fare il nome), fanatica ed austera si troverà suo malgrado a trasformarsi in una concubina dapprima, poi in un guerriero assetato di vendetta, il tutto scandito dalla musica classica italiana.

F.Greco: Il mio episodio è un tentativo di fare un horror comico, evitando però accuratamente di ripercorrere la strada dei vari Scary Movie, che non reputo neppure lontanamente degni di essere considerati prodotti cinematografici. Se dovessi fare un esempio, sceglierei piuttosto il primo cinema di Raimi e le atmosfere di Landis (Un lupo mannro americano a Londra). Inoltre l’episodio è un modo per ridere degli sforzi che noi registi “de paura” facciamo in Italia contro tutto e contro tutti, inevitabilmente indipendenti e arrabbiati e a volte anche straordinariamente incapaci e presuntuosi.

La casa, invece, è sempre stata un contenitore di ancestrali paure e rancori che riecheggiano urlando vendetta o semplice desiderio di non essere dimenticati. Anche ne “La casa dal giardino di pietra” la dimora contiene un significato intrinseco, inscindibile dalle trame dipanate nei frammenti?
A.Giordani:
La “paura”, come tutte le cose inventate dall’uomo, è testimone dell’era in cui viviamo. Come nel ’600 l’uomo aveva paura delle streghe, o i primitivi avevano terrore delle calamità naturali, oppure ancora come nel 1999 il mondo era impaurito dal “millennium bug”, oggi la nostra società credo sia impaurita dalla quotidianità: è per questo che spopolano i reality, come al solito per esorcizzare una paura. Quindi “La Casa” diventa il simbolo paradossale di sicurezza e paura allo stesso tempo: l’essere umano è strano, cerca sicurezza, ma poi quando ne ha troppa ha paura. Non a caso, leggendo le cronache di questi giorni, la proprietà privata è diventata ormai il tempio dei più atroci episodi… come se il male si fosse impossessato di essa.

D.Cristopharo: la casa è uno dei personaggi del film… è la bellezza della casa e del giardino che, come in una sorta di sindrome di stendhal, fa emergere le brutture dell’individuo moderno che si trova schiacciato quando è solo di fronte alla maestosità bellezza della natura. Non siamo piu abituati a stare soli e ad essere naturali. Non siamo piu abituatio al bello e al confronto con noi stessi.

F.Greco: Il concetto di “familiarità” che esprime la casa è esattamente quello che – ribaltato – genera il sentimento della paura. La paura è tutto ciò che, da familiare si trasforma improvvisamente – o contemporaneamente, che è peggio! – in non familiare. Tutti voi conoscerete il saggio di Freud sul “Perturbante” (tra l’altro utilizzato da Kubrick per la scrittura di Shining). In tedesco il termine “Unheimlich” contiene la parola “casa” preceduta da una particella di negazione. E’ su questo che ho riflettuto quando scrivevo la sceneggiatura, visto che il tema portante di ogni episodio è proprio la casa, il luogo dove per definizione dovremmo sentirci più sicuri ma che, proprio per questo, può diventare origine dei peggiori incubi.

Avete intenzione di utilizzare uno stile comune a livello di fotografia, montaggio, musiche, etc. diversificando la regia, oppure ognuno di voi imporrà un proprio stile rendendo unici e completamente personali gli episodi?
A.Giordani:
Il cast tecnico sarà lo stesso, soprattutto il direttore della fotografia, il montatore e il tecnico del suono. Anche le musiche saranno supervisionate per garantire una omogeneità. Daltronde ogni regista imporrà comunque uno stile: come in un’arena post-atomica le armi sono uguali per tutti, starà a ognuno di noi usarle come meglio crede.

D.Cristopharo: come dicevamo prima, l’autore delle musiche, dei costumi, della fotografia sarà lo stesso per tutti!

F.Greco: Direi che è inevitabile che gli episodi denuncino ognuno lo stile dei singoli registi. E’ esattamente una delle sfide più interessanti del progetto. Se a cose fatte fosse impossibile riconoscerci, nel bene o nel male, riterrei il film non riuscito. Ciò non toglie che ci saranno comunque numerosi elementi di congiunzione tra le sei storie, non solo l’ambientazione nella stessa casa.

Qual è l’ultimo film che avete realizzato e quali sono stati i feedback ricevuti in Italia e all’estero?
A.Giordani:
Io ho diretto cortometraggi che hanno avuto un ottimo feedback partecipando anche a concorsi internazionali. Inoltre sono anche un montatore e ho avuto la possibilità di lavorare a ottimi film indipendenti (come per esempio “House of Flesh Mannequins”) e anche qui i feedback sono stati entusiasmanti. Purtroppo stiamo parlando solo di feedback, in Italia sembra impossibile veicolare film indipendenti attraverso i normali media di diffusione come la TV, il cinema i DVD… in questi casi la fortuna, o il caso, conta molto. Bisogna saper aspettare.

D.Cristopharo: il mio HOUSE OF FLESH MANNEQUINS … non è ancora uscito e ha fatto parlare di se piu del dovuto… come molti lettori di questo ito sapranno.
La presenza di una nota pornostar accanto alla mia amica Yvonne Sciò ha suscitato le ire dell’ex marito trasformando il lancio del film in un vero reality show (o sciò!) io spero che i feedback veri e propri incomincino dopo la visione del film e non con il gossip.
Di base ci tengo a dire che riuscire a vedere dei riscontri anche in italia per progetti così anticommerciali mi fa sperare in un mondo (cinematografico) migliore.

F.Greco: Il mistero di Lovecraft – Road To L., co-diretto con Roberto Leggio. Oltre che in Italia con la Rarovideo e la 01 Distribution, il film è uscito a dicembre in Spagna con la Paramount ed è stato invitato nei concorsi ufficiali dei più prestigiosi festival internazionali di cinema fantastico (compreso Sitges), aggiudicandosi il Méliès d’argento e il Fantfestival. Non dovrei essere io a dire come è stato accolto, potrei peccare di ottimismo. Dirò invece più modestamente che la media delle recensioni della critica e della stampa ha fatto andare me e Roberto Leggio, il co-regista, a letto soddisfatti.

Come pensate di lanciare il film (rumors su internet, pubblicità su giornali, passaparola …)? Anche se probabilmente è presto, avete idee sulla possibile data di uscita?
A.Giordani:
Io penso che questo film abbia buone possibilità distributive, soprattutto perchè, contrariamente da molte altre distribuzioni, vogliamo contare molto sul passaparola, sui rumors e tutti quei modi alternativi per far sentire la propria voce: nei periodi di crisi le iniziative importanti vengono alla luce dal “basso”, da chi non comanda.

D.Cristopharo: sebbene il film non è del tutto ironico, abbiamo pensato di fare delle piccole pubblicità progresso da disseminare su net come un virus!

Leggendo il plot, gli attori avranno già iniziato a tratteggiare i caratteri dei personaggi che impersoneranno. Qualche anticipazione a riguardo?
G.L.Radice:
Il progetto è ancora in fieri, per il momento c’è solo un trattamento. Il mio personaggio è un antiquario ebreo, ambiguo, mellifluo. Credo che sarà divertente interpretarlo e dato che Domiziano Cristopharo lo ha scritto pensando a me (visto che abbiamo già lavorato insieme in House Of Flesh Mannequins) non credo che avrò problemi. E’ sicuramente nelle mie corde e nel precedente film con Domiziano mi sono trovato molto bene.

M. R. Omaggio: “Madame”, anche quando sorride, ha negli occhi la profonda tristezza del “perduto amore”, in ogni senso della vita. Si legge da subito quel guizzo nel vuoto, che precede la follia. Così come austero e vuoto, solido ma fragile, magnifico ma misterioso è l’ambiente scelto dove si muove.

Uno dei grandi problemi del cinema indipendente italiano (e non) è sempre stato quello della recitazione: essendo presenti attori dal grande carisma, come pensano di aiutare i volti giovani a calarsi nei panni assegnati loro?
G.L.Radice:
In gran parte questo è compito dei registi. D’altra parte posso dire che quando ero giovane, recitare con persone più esperte o addirittura miti, come Mastroianni, mi ha aiutato molto e insegnato ancora di più. Recitare non è un’attività solipsistica. Si recita sempre “con” qualcuno e se quel qualcuno ti dà quelle che gli anglosassoni definiscono “good vibes” è tutto più facile. Ricordo che in un film di Deodato (credo fosse “Un delitto poco comune”) recitai una scena con Michael York. Ebbi la sensazione di ricevere energia allo stato puro. Spero che questo accada anche ai giovani che reciteranno nel film.

M. R. Omaggio: L’interpretazione, persino nei monologhi, è come una partita di tennis: migliore è l’avversario, più facilmente è alto l’impegno del rilancio e così anche lo stimolo dell’arbitro-regista, che dirige il “gioco”.

Quanto effettivamente un attore riesce a modificare le linee generali dell’ alter-ego che lo sceneggiatore ha scritto per lui? Pensate di essere affini ai caratteri suggeriti ne “La casa dal giardino di pietra” o immaginate stravolgimenti?
G.L.Radice:
Perché bisognerebbe modificare? Se il copione è ben scritto bisogna casomai adeguarsi, mettendoci in più (questo è ovvio) la propria personalità. E l’affinità, nella recitazione è l’ultimo dei problemi, anzi, si recita quasi sempre meglio personaggi in gran parte dissimili da noi. Bisogna capirli, certo, ma non è necessario condividere le loro caratteristiche. Altrimenti tutti gli Otello dovrebbero aver strangolato la moglie e tutti i Dracula essere vampiri. Sarebbe un bel disastro!

M. R. Omaggio: Lo stravolgimento è negli occhi di chi assiste. L’artista che esegue, sia esso musicista che attore, lo esegue, lo interpreta! Sarà per questo che, dopo centinaia d’anni, si rappresenta ancora Euripide, Shakespeare o si dirige l’antica musica di Xi’an o Mozart. Ed è sempre diverso. In questo caso specifico, ammetto di poter avere il vantaggio di uno script che Domiziano Cristopharo ha concepito sull’ispirazione di una mia foto mentre pratico l’arte marziale del Taijiquan, disciplina alla quale mi dedico da molti anni per merito dell’incontro con il Gran Maestro e pluri campionessa del mondo Li Rong Mei.

Lascio a voi quest’ultimo spazio per salutare i lettori di IndieHorror ed esprimervi in totale libertà.
A.Giordani:
È ora che iniziamo a riappropriarci di quello che ci hanno levato, la libertà di comunicare. Il cinema non deve essere comunicazione unidirezionale, come accade oggi, dovrebbe essere invece un oggetto d’arte complesso che traccia e forgia la cultura di un popolo. Finchè al cinema usciranno solo film che nascono dallo stesso ceppo non ci sarà crescita per nessuno. Un saluto a tutti i lettori di IndieHorror, speriamo di risentirci presto con buone notizie.

D.Cristopharo: Sostenete assieme a noi il cinema italiano di genere e tutti gli autori emergenti che non han i mezzi dei più grandi per farsi vedere ed arrivare al pubblico. È facile criticare, è facile scegliere i filmoni americani, ma una volta l’america del cinema eravamo noi… aiutiamo l’italia a rinascere anche se partendo dal basso!

F.Greco: Combatterò fino a quando potrò per convincere stampa e pubblico che il cinema di genere, tra cui l’horror, può non essere fine a se stesso ma essere scelto consapevolmente come strumento tra i più efficaci per raccontare (come dice Valerio Evangelisti) “la parte in ombra della società”, che è sempre stata più estesa di quella in luce. Ma l’unico modo per essere convincenti non è parlare del buon cinema possibile. E’ farlo, il buon cinema. “La casa dal giardino di pietra” mi sembra un’ottima occasione.


2 Comments

  1. E’ sempre un piacere e un onore collaborare e scrivere per l’amico Domiziano Cristopharo

  2. …era…un piacere…e sottolineo ERA…ovviamente la mia partecipazione a questo progetto è rifiutata ed essendo detentore dei diritti d’autore dello script…il “caro” Domiziano dovrà cercarsi un’altra storia da …”filmare”…

 

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