Un uomo ed una donna si aggirano per un bosco finchè non si imbattono in una casa isolata nella contea di Henshawe. La notte è fredda, il buio così denso da coprire anche i bagliori lunari: il bisogno di ripararsi li porta a cercare riparo nell’abitazione. Il bislacco padrone di casa li accoglie accendendo il camino e lasciando loro una stanza. Le ombre che danzano sulle pareti ed il silenzio spettrale sembrano non spaventare la giovane coppia, che lentamente inizia ad esplorare i meandri di quello che si rivela essere un ex-manicomio.
Henshawe è un mediometraggio di circa 50 minuti che balza continuamente da alti a bassi, senza conoscere punti di mezzo. Questo da un lato è positivo in quanto lascia intendere che il regista, Francesco Barigozzi, può concentrarsi proprio sui difetti, superandoli, e compiendo un deciso balzo di qualità, dall’altro immancabilmente significa che il suddetto mediometraggio pecca in alcuni aspetti.
La pellicola soffre principalmente sotto due punti di vista: la recitazione e la caratterizzazione dei personaggi. Se la recitazione in se si attesta ai limiti della sufficienza, la dizione è terribilmente insufficiente, portando per l’ennesima volta in primo piano IL (la scrittura maiuscola non è un caso) problema dei lavori indipendenti italiani. Non c’è nulla da fare, in queste condizioni qualsiasi lavoro perde in credibilità, ogni momento orrorifico sprofonda dentro un nero miasma in quanto l’atmosfera viene sfaldata da una recitazione scolastica.
Se a tutto questo aggiungiamo un plot interessante, ma che vede entrare in scena personaggi bidimensionali, Henshawe risulta castrato nelle sue potenzialità. Ed è un peccato. Chi è l’uomo che accoglie la coppia? Quanto è pericoloso? Cosa nasconde lo strano aiutanto (che ricorda il Lerch della famiglia Addams)? L’unico personaggio abbozzato è la donna che è stata rinchiusa per anni nel manicomio. La costruzione della pericolosa famiglia di assassini è frammentaria. Invece lo sceneggiatore avrebbe dovuto pigiare su questo tasto.
Molto intrigante l’atmosfera con stanze dai soffitti alti che nascondono ombre, le quali si allungano lungo le pareti alla ricerca di salvezza, un camino che solitario illumina una notte dalla magnetica luna.
Consiglio al regista Francesco Barigozzi di non abbandonare il soggetto, ma rielabolarlo ed approfondirlo, chiedendo un maggiore sforzo al cast. Le possibilità di sviluppo sono ampie.
Curiosità
Esclusi alcuni corti a più mani fatti per laboratori/scuole questa è l’opera prima del regista. Tutto il cast tecnico/artistico era alla prima esperienza (tranne Alessandra Fabbri e Carlo Ottavi).
Il film è costato 1300 euro (700 per noleggio generatore e benzina, 300 materiale per doppaggio e 300 per il fabbisogno tecnico per le riprese).
La sceneggiatura è stata scritta insieme a Giovanni Ricci, il quale aveva preparato il trattamento. Ad agosto 2006 sono iniziate le riprese e ultimate a dicembre 2006 (47 giorni effettivi per riprese, gli altri per preparazione materiali). La post-produzione è cominciata a gennaio 2007 e terminata a dicembre 2007. Da gennaio 2008 sono cominciate le proiezioni (una ventina a Ferrara, due a Bologna, una a Pordenone per il Filmakers al Chiostro e una Marina di Pietrasanta per il Joe D’amato Horror Festival).
Durata: 53 minuti
Regia: Francesco Barigozzi
Sceneggiatura: Giovanni Ricci e Francesco Barigozzi
Attori: Giovanni Ricci, Beatrice Nagliati, Carlo Ottavi, Alessandra Fabbri, Lorenzo Goldoni e Chiara Canevazzi
Luci e Troupe: Francesco Barigozzi, Filippo Passerini e Alessio De Luca
Aiuto Troupe: Stefano Droghetti, Pierluigi Donin, Alessandro Lazzarini, Giovanna Manfredini e Alessandro Gulinati
Operatore di ripresa: Francesco Barigozzi
Aiuto Regia/Assistente: Filippo Passerini e Alessio De Luca
Tuttofare: Alessio De Luca, Filippo Passerini e Maria Marcella Barigozzi
Montaggio video: Francesco Barigozzi
Musiche Originali: Filippo Passerini e Alessio De Luca
Montaggio Sonoro: Francesco Barigozzi
Effetti Sonori e Doppiaggio: Francesco Barigozzi e Filippo Passerini
Trovo che comunque gli attori non si possano giudicare male in questo tipo di lavori, poiché si tratta sempre di amici, senza la minima preparazione attoriale. È chiaro che il regista, se avesse avuto degli attori professionisti come possono avere tutti i registi non indipendenti o che hanno la fortuna di conoscere ambienti vicini a scuole di recitazione e teatro, avrebbe fatto un lavoro perfetto.
Noto anche uno straordinario effetto “professionale” nell’uso delle luci, che, arguisco dal budget, siano state realizzate con semplici lampade e trucchi fatti in casa, quando invece l’effetto finale è straordinariamente simile – se non superiore – a quello dei film con professionisti e ad alto budget.
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