Intervista ad ALBERTO DONATI
Posted by Luca Ruocco in .Interviste, produttore, regista, sceneggiatore giovedì, 2 aprile 2009 16:42 2 Comments

Stavolta diamo voce ad un giovane regista, Alberto Donati, leader della produzione indipendente Trinity. Un ragazzo capace, caparbio e volenteroso che ha diretto meritevoli lavori come Buon Compleanno Jennifer o Il Mondo dei Cattivi. Addentriamoci in questa interessante intervista per capire come un regista oggi possa (debba?) essere capace di districarsi tra diversi generi.
[Luca Ruocco]: Parlaci della tua passione per il cinema di genere, e dei tuoi inizi cinematografici. In che anno fondi la tua produzione indipendente Trinity?
[Alberto Donati]: La Trinity nasce nel 1998 con il mio primo corto “Spara Amigo Spara”. Questo nome è un omaggio al film Lo chiamavano Trinità, un film che ho sempre amato. Penso che quelli della mia generazione siano cresciuti con i film di genere. Anche se li abbiamo visti un decennio dopo, alla tv, appartengono alla nostra infanzia, in qualche modo sento questo tipo di cinema da sempre dentro di me.
[LR]: Trinity si occupa esclusivamente di cinema di genere, spaziando in maniera egregia tra il western, l’horror, il thriller, il poliziottesco (con qualche parentesi per il documentario). Non lesini sulle citazioni, pur proponendo sempre una visione molto personale del cinema di genere. Qual è il tuo rapporto con questo modo di fare cinema?
[AD]: Credo che la citazione, l’omaggio, al cinema di genere sia sempre voluto e studiato. Penso sempre, sin dalla sceneggiatura, anche in una storia horror, per esempio, di metterci un po’ di western. Mi piace mescolare i generi, oltre all’omaggio la trovo una formula stilistica abbastanza personale.
[LR] Cosa pensi dell’attuale situazione del cinema di genere in Italia?
[AD]: Beh, non credo che esista più il cinema di genere.
[LR]: Da buon conoscitore, come puoi essere valutato in base ai tuoi lavori, hai seguito da vicino (sicuramente non in diretta, vista l’età), e con attenzione, l’evoluzione in caduta rovinosa che ha avuto il genere, nel nostro paese. Come ti spieghi questa volontà di dimenticare, questo moto di abiura?
[AD]: I tempi cambiano, e così il pubblico. Credo che negli anni ’80 ci sia stato un forte declino di qualità del cinema di genere. Erano anni in cui c’era un po’ il cambio generazionale. Questi film si esaurirono insieme al loro pubblico degli anni ’60 e ’70. Alle nuove generazioni si presentò un cinema decisamente più scadente. Le cose finiscono, anche i Beatles non ci sono più ma fortunatamente esistono i loro dischi. Sarebbe stato possibile immaginarci i Beatles negli anni ’80? Forse sì, ma non avrebbero avuto quella magia che li ha resi così grandi. E così è successo anche nel cinema.
[LR]: Qual è l’ultimo film horror italiano che hai apprezzato? E l’ultimo corto?
[AD]: Vedo pochissimi film italiani di oggi. Comunque l’ultimo film horror italiano che ho visto è stato Il bosco fuori di Gabriele Albanesi, e lo trovo bello. Considerando anche il budget e il tempo a sua disposizione Albanesi ha fatto un bel film! Anche i suoi corti Braccati e L’Armadio sono molto belli.

[LR]: Quali registi hai citato o omaggiato nei tuoi lavori?
[AD]: Da Sergio Leone a Umberto Lenzi. Da Tobe Hooper a John Boorman.
[LR]: Molti dei tuoi lavori si sono classificati tra i primi posti nei migliori festival e rassegne italiane, di genere e non. Quali sono gli ingredienti segreti dei tuoi film?
[AD]: Non ci sono ingredienti segreti, credo piuttosto che una mia caratteristica sia quella di non prendermi troppo sul serio, anche quando affronto una storia thriller-horror. Mi piace ironizzarci sopra, vedo che questo al pubblico piace; riesco in questo modo a catturare l’attenzione anche di quella parte di persone che non predilige l’horror.
[LR]: Hai intenzione di rimanere sulla scena del cinema di genere?
[AD]: Spero di sì. Tra i miei lavori ci sono anche documentari, per me è molto interessante. Ora sto lavorando a due progetti: uno è sempre un horror, che inizieremo a breve; l’altro è un documentario che sto realizzando insieme al mio amico Cristian, sulla vita di suo padre, Giulio Capiozzo, il batterista degli “Area”.
[LR]: Il lavoro che hai fatto ne Il Mondo dei Cattivi, operando per collage e accostamento tra il poliziottesco e il thriller-horror all’italiana, è uno dei tuoi tratti caratteristici. Spesso, all’interno dei tuoi cortometraggi, sembra che tu voglia accostare due o più generi cinematografici assonanti. Descrivici la tua evoluzione filmica. E cosa dobbiamo aspettarci dopo il mondo dei cattivi?
[AD]: L’associare diversi generi nello stesso film è per me un modo di colorare ulteriormente la storia, oltre ad essere una mia forma stilistica. Dopo “Il Mondo dei Cattivi” eccoci a “Massacro sulla collina”. Come puoi intuire dal titolo è sempre un horror: sarà un massacro anche girarlo, perché abbiamo pochi giorni a disposizione, ma è normale per noi. Ci saranno tutti gli attori dei miei film precedenti riuniti in un unico film.
[LR]: Dopo molti corti di fiction, un documentario sullo “spaghetti western”, parlaci di quest’altra parentesi della Trinity.
[AD]: Sullo “spaghetti western” ho realizzato Dov’è il west e Trinità… e fu tempo di fagioli western, il primo è un documentario realizzato nel 2001 sulle location dei western italiani dalla Cava della Magliana a Roma, ai Villaggi Spagnoli di Almeria; l’altro documentario è del 2007, interamente dedicato al film Lo chiamavano Trinità realizzato insieme a Giancarlo Scagnolari, con testimonianze dei personaggi che presero parte al film. Il western all’italiana è il primo genere in assoluto che ho amato, e non c’è miglior omaggio che realizzarci sopra dei documentari.
[LR]: Salutaci con una citazione…
[AD]: Posso anticipare una breve introduzione al mio nuovo film: Massacro sulla Collina. <<Avete mai sentito parlare dei “GREESERS”? E’ una band al loro primo album e sembra stiano andando dritti verso il successo, ma il loro tour ha come prima data un locale decisamente fuori mano. Peccato che per arrivarci dovranno passare per la collina”>>
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