venerdì, set 03, 2010
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ORGY OF THE DEAD di Stephen C. Apostolof

Una coppietta fa un incidente in auto e si ritrova catapultata in una dimensione infernale (in realtà un boschetto con qualche colonna di polistirolo e due pali) dove assiste ad una sorta di giudizio universale ad opera di un gruppo di ragazze in topless che escono da un tempio, cominciando a ballare in modo più o meno improvvisato.

A suo modo un classico, quest’esordio alla regia del regista bulgaro Stephen C. Apostolof (che amava firmarsi come A.C. Stephens), da un punto di vista strettamente filmico segna, infatti, l’inizio della collaborazione con Edward D. Wood Jr, il quale quando non era occupato a fregiarsi del titolo di “peggior regista del mondo” scriveva soggetti e sceneggiature.

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Del resto anche Ed Wood considerava Apostolof il “peggior regista del mondo” ed infatti questo suo primo lungometraggio traccia delle evidenti linee della pessima tecnica di cui era “dotato” il direttore bulgaro: inquadrature statiche e sbilenche, pessime recitazioni e scene assolutamente weirdo. Tutto questo baraccone caratterizza  pienamente la strana commistione tra cinema horror ed erotico. Pura exploitation miscelata al genere nudie (in pratica il precursore del porno nelle sale a luci rosse) con un sapiente riciclo delle atmosfere e dei personaggi di Plan 9 from Outer Space, al punto che troviamo oltre al mitico Criswell nella parte del demone giudicatore, anche una specie di clone di Vampira (interpretato da Fawn Silver), leggermente più bassa di statura, sicuramente più abbondante di seno ma decisamente meno inquietante.

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La storia, ovviamente, è quanto di più pretestuoso si possa trovare nel magico mondo del cinema exploitation, l’importante è che il nudo diventi protagonista di questo delirante musical weirdo.  La cosa che fa più sorridere è quella sorta di contrappasso dantesco con cui si giustifica il giudizio di queste ragazze: un’avida biondona viene immersa nell’oro fuso, un’altra che ama i gatti la si vede danzare vestita da gatto (ovviamente il costume è dotato di buchi per mostrare il mostrabile), un’altra viene fatta sposare con uno scheletro, poi via via verso derivazioni etniche (ballerine di flamenco, hawaiane, pellerossa) fino al culmine in cui i due sposini vengono catturati dalla mummia e dall’uomo lupo, due personaggi che, se esistesse l’oscar del weirdo, meriterebbero senz’altro di vincerlo. Si agitano, ciondolano come scimmie e se la chiaccherano facendo il tifo quando Criswell aizze le guardie romane (due armadi con il gonnellino) alla tortura. Il licantropo, inoltre, quando ulula sembra un cowboy sodomizzato. mentre il costume della mummia sembra fatto coi rotoli di carta igienica.

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Lo spettatore viene trasferito in un universo weirdo dove la recitazione non esiste, men che meno la logica. Un film che finisce con il risveglio da un incubo, e non solo per i due protagonisti!

Dato che le disgrazie non vengono mai sole, la collaborazione tra Wood e Apostolof è proseguita nel tempo con una serie di pellicole più o meno sexy ma senza la componente horror che rende quindi questo titolo unico nel suo genere.

Regia: Stephen C. Apostolof
Cast: Fawn Silver, Pat Barrington, William Bates, Mickey Jines, Barbara Nordin, Bunny Glaser, Nadejda Klein


 

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