giovedì, mag 17, 2012
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WOLF CREEK di Greg McLean

locandina

Intenti a viaggiare per tre settimane lungo la costa occidentale dell’Australia, due ragazze inglesi, Liz e Kristy  e il  loro amico australiano Ben, si mettono in marcia per raggiungere la prima tappa della loro gita on the road: il parco nazionale di Wolf Creek, una immensa distesa isolata da tutto e tutti. Dopo averne visitato il cratere i ragazzi scoprono che orologi e motore della macchina non funzionano più.

In loro aiuto giunge un carro attrezzi, guidato da Mick, che li traina e li ospita nel suo deposito da sfasciacarrozze. Il terrore comincia al risveglio di Liz, la ragazza si rende conto che l’uomo non ha per nulla buone intenzioni …

Film d’esordio per il regista teatrale e pubblicitario Greg McLean che per il suo primo lungometraggio sceglie un racconto ispirato a fatti realmente accaduti. La figura del cacciatore Mick è. infatti. realmente esistita: negli anni ‘90 Ivan Milat (questo il vero nome del serial killer) ha ucciso sette persone, la maggior parte delle quali erano turisti muniti di sacco a pelo, i cui corpi furono ritrovati nei pressi di Berrima nel Belanglo State Forest. La polizia non ha mai trovato prove sufficienti per incastrarlo (Milat continua a proclamarsi innocente), anche perché l’assassino sceglieva le proprie vittime con assoluta casualità. Fu grazie ad un autostoppista riuscito a sfuggirgli che Milat fu catturato e condannato all’ergastolo.

Ben

Non è facile esprimere un giudizio concreto su Wolf Creek, la pellicola è gradevole nel complesso anche grazie allo stile realistico, molto vicino a quello del documentario, e alla tensione che si attesta costantemente su livelli molto alti, soprattutto a partire dal secondo atto in poi. Ci si rende conto, però, che alla fine dell’ultima inquadratura non ci è rimasto granché. Il problema credo non si trovi a livello registico quanto piuttosto in fase di sceneggiatura, a causa di alcune trovate drammaturgiche. I personaggi sono caratterizzati da una personalità piuttosto piatta e di loro si sa poco o nulla, tanto che allo spettatore non viene data la possibilità di affezionarsi e  immergersi completamente nella storia.

È un peccato che i conflitti si risolvano in maniera così banale, senza lasciare dubbi o sorprese,  perché si sarebbe potuto giocare ancora di più con la suspense e (magari) ottenere un più alto grado di terrore. Il punto di forza  sta nella perversa violenza fisica e psicologica perpetrata ai tre ragazzi, le loro urla e gli inseguimenti disperati  lasciano con il fiato sospeso e, immagino sarete d’accordo con me, la scena dell’agguato in macchina a Liz che è la più crudele di tutte, Mick è un vero bastardo!

Mick

Conclusione un po’ troppo frettolosa, quasi traumatica per l’eccessiva velocità con la quale si susseguono gli avvenimenti. Lascia una certa inquietudine non solo causata dall’immagine minacciosa di Mick a piede libero, ma anche dalla consapevolezza che le cose non sono andate proprio come avremmo voluto. Nonostante i numerosi difetti e la realizzazione accademica (nel complesso), voglio comunque dare un giudizio positivo, in fondo si tratta un’opera prima e il risultato è tutto sommato piuttosto buono. Vale la pena di visionare Wolf Creek, sangue e tensione sono utilizzati con equilibrio in quello che risulta uno dei migliori torture-movie del 2005.

Liz

VOTO: 7/10

Regia: Greg Mc Lean
Australia, 2005
Cast:
Cassandra Magrath, Kestie Morassi, Nathan Phillips , John Jarratt


 

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